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LA CITTA' AMERICANA

Gianpiero Faedda © 2006

 
.Facoltà di Architettura di Alghero
Corso in Pianificazione Urbana Territoriale Ambientale
Blocco Progetto e Riuso II Bimestre - Storia Architettura
Docente: Prof. Alessandro Fonti
Studente: Gianpiero Faedda

SCHEDATURA: LA MONTAGNA DISINCANTATA - Il grattacielo e la City

   

INTRODUZIONE

 Il libro, di Manfredo Tafuri, inizia dicendo che il grattacielo, inteso come “evento” ed  “individuo anarchico”, forse riferendosi al fatto che i grattacieli erano concepiti come strutture individuali, che non prendevano in considerazione il contesto e le esigenze urbane, a causa della carenza di strumenti istituzionali adeguati, non poteva continuare ad esistere.

Cita, poi, un brano tratto dall’ opera “Manhattan transfer” di John Dos Passos, nel quale si esamina il Woolworth Building, a quel tempo l’ edificio più alto del mondo, esaltandone l’ equlibrio e la proporzione dei volumi. Questo grattacielo si colloca come modello contrapposto ai principi di Sullivan e degli altri della Scuola di Chicago. Tale costruzione secondo Tafuri può ancora costituire un modello, agli inizi degli anni ’20, ma le ragioni che ne avevano determinato la nascita sono ormai tramontate.  

 

1 IL CONCORSO PER IL “CHICAGO TRIBUNE”

Intorno al 1930 , anche se ancora,  molti edifici a torre si continuavano a costruire secondo i principi dei decenni precedenti, inizia a diffondersi una nuova corrente di pensiero, che pone maggiore importanza all’ eloquenza formale nell’ architettura, piuttosto che rivolgersi principalmente all’ analisi  della struttura in se, e del rapporto che esiste fra innovazione tecnologica, strutturale, e a livello di organismo, come avveniva fino agli anni ’20.

Il concorso per il Chicago Tribune ne è la prova, più evidente. Questi anni sono caratterizzati da dubbi e incertezze, dovute a diversi modi di concepire le città e gli edifici, proposti da differenti scuole di pensiero, e dal ruolo che le corporations svolgevano nella città terziaria.

Il concorso per il “Chicago Tribune”, consisteva nella realizzazione di un nuovo e moderno edificio, destinato ad ospitare la nuova sede dell’ omonimo quotidiano, da costruirsi nell’ area del “Loop”, un distretto cittadino in forte espansione e sviluppo, grazie all’ intensa attività speculativa svolta dalle grandi corporations, che avrebbe sostituito la vecchia sede, localizzata in un vecchio e angusto palazzo del centro cittadino.

Le proposte progettuali per la nuova sede del quotidiano più importante del mondo, presentate nel 1922, mostrano tendenze stilistiche puramente eclettiche. Vengono presentati progetti costituiti da torri neogotiche, in stile neoclassico, a forma di colonna (come il progetto proposto dall’ europeo Adolf Loos, il quale ha però intenti polemici e provocatori).

Gli architetti americani, intervenuti nell’ impresa, pongono la loro attenzione, soprattutto, all’ elemento formale, allo stile, non interessandosi al contesto urbano, in cui tale progetto doveva sorgere.

I progetti proposti dagli architetti europei, basati sulle più innovative ricerche sviluppate dalle avanguardie mitteleuropee, tra le due guerre mondiali,  elaborati specialmente da tedeschi e austriaci, invece, pongono, come primaria importanza la relazione che deve esistere tra l’ edificio e il suo contesto.
 Il grattacielo non può essere definito come “elemento anarchico” (come detto nell’ introduzione), deve essere, al contrario, strettamente legato alla città, divenendo una sorta di “cattedrale del lavoro”, punto nevralgico, dominante del contesto urbano, svolgendo un ruolo simile a quello delle Cattedrali europee, nel passato.

 I progetti presentati dagli europei, però, sono difficilmente realizzabili in una grande metropoli come Chicago perché sono rivolti, maggiormente, per le città medio-piccole.
Gli elaborati proposti dagli europei si basano sull’ ideologia utopistica del “Siedlung”, che si oppone alla realtà delle grandi città, prediligendo, al contrario, dimensioni più a misura d’ uomo, volte alla riscoperta delle tradizioni e della cultura.

I progettisti olandesi, così come quelli dei loro altri colleghi europei,  attuano progetti incuranti, nei riguardi dei bisogni e delle necessità, della grande città americana,  riallacciandosi allo spirito “avanguardistico” del vecchio continente.

Gli architetti Howells e Hood, vincitori del concorso del “Chicago Tribune”, con la proposta di una torre neogotica, ribadiscono la tendenza per l’ eclettismo, negli Stati Uniti, in quel periodo.

 L’ America, però, diverrà, nei decenni successivi, il, più importante, banco di prova, nell’ affermazione delle idee che rivoluzioneranno l’ architettura, teorizzate dal nascente “International Style”.

 

2 I CENTRI DIREZIONALI: I PROGETTI PER I LAKEFRONTS DI CHICAGO ELIEL SAARINEN E LA TEMATICA

Questo paragrafo  tratta del piano di riqualificazione del water front, sul lago Michigan, di Chicago proposto dall’ architetto finlandese Eliel Sararinen (il quale presentò, anche, un progetto per la nuova sede del Chicago Tribune).

Tale piano, realizzato nel 1923, consisteva in una strutturazione continua e compatta della morfologia edilizia, e di un’ attenta analisi nell’ organizzazione delle reti di traffico, in modo tale da relazionare, nel modo più efficace possibile, la città esistente e il suo tessuto urbano, con l’ area del water front da sistemare.

Il progetto mostra forti similitudini con la Città Giardino inglese, e con la City Beautiful di Burnham. In questo caso l’ interesse del progettista è rivolto, soprattutto, allo studio dei rapporti tra aree direzionali ed il traffico, infatti, prevede la messa in opera di importanti infrastrutture legate al campo delle comunicazioni e dei trasporti, come: nuovi assi viari, che decongestionino il traffico nell’ area del Loop e del Grant park, gallerie ferroviarie, auto-terminal multipiano, ecc.

Per Saarinen, il nuovo lake front, sul lago Michigan, diverrà il luogo da cui si potrà contemplare la città terziaria, che si svilupperà lungo le direttrici stradali da lui stesso progettate.  

 

3 IL PIANO REGIONALE DI NEW YORK E IL PROBLEMA DELLA CONCENTRAZIONE

Il paragrafo parla del piano generale della città di New York. Tafuri parla di come i codici edilizi delle città statunitensi fossero organizzati secondo gli interessi delle corporations e non da enti pubblici.

Rivoluzionario fu il lavoro di Thomas Adams, il quale per primo studiò New York, non solo in riferimento alle regole dello zoning, sviluppato negli anni precedenti, ma come un agglomerato metropolitano, seguendo i principi della pianificazione regionale.

Il piano generale di New York, realizzato da Thomas Adams, nel 1923, denominato “Greater New York”, anticipa le dinamiche urbane, che andranno a svilupparsi nel decennio successivo, conseguenti alla Grande Depressione del 1929, e alla politica economica del New Deal, che porterà ad un ridimensionamento delle prospettive di sviluppo delle imprese, che in massa abbandoneranno il distretto finanziario di Manhattan, per trasferirsi nei sobborghi e nei quartieri periferici della metropoli, i quali, in un periodo di grave crisi economica, risultano più appetibili finanziariamente.
Il Regional Plan di Adams, realizzato nel corso degli anni ’20, analizzava varie tematiche, riguardanti il territorio urbano di New York, come: la presenza di risorse naturali, di infrastrutture viarie, di centrali energetiche, i caratteri fisici del territorio, per esempio riguardanti la geofisica.

Dopo aver analizzato il territorio metropolitano di New York, comprendente anche le città poste al di là del fiume Hudson, nello stato del New Jersey, Adams e i suoi colleghi, studiano la possibilità di creare diversi piccoli centri, sparsi sull’ intero territorio ,da adibire ad attività terziarie, in modo tale da delocalizzare le funzioni e i servizi, concentrati, in gran parte, a Manhattan, nei distretti di Midtown e Lower Manhattan (Financial District), ciò, mediante un attenta progettazione della viabilità, che avrebbe alleggerito il carico di pendolari, definito eccessivo,  che si riversava sull’ isola.

Thomas Adams, nel 1931, presenta un libro, che illustra moltissimi suoi progetti di urbanistica e di architettura, in essi, l’ architetto, tenta di fondere le più innovative teorie applicate nel piano per la Ville Radieuse, con il gusto della City Beautiful di Burnham.

Il Piano Regionale comprendeva anche una Zoning Law, con lo scopo di organizzare la città in modo più efficiente, prendendo in considerazione, l’ occupazione dello spazio urbano, per esempio determinando: la distanza minima che doveva esserci tra due edifici, e che altezza potevano raggiungere a seconda della loro ubicazione, la larghezza delle strade, la creazione di marciapiedi e nuove direttrici stradali, la realizzazioni di una rete di Nerve Centers (poli ospitanti diverse funzioni, come: residenze, fabbriche, aree ricreative,ecc.).

Adams si interessa alla creazione e alla riqualificazione della Downtown, di Manhattan, attraverso il progetto di risistemazione del water front sull’ East River, e la messa in opera del Battery Park, considerando, inoltre, la viabilità dell’ area, con la costruzione di nuovi assi stradali, come le Parkways, e dei loro innesti con i ponti sospesi e i tunnel subacquei, di collegamento con i restanti Boroughs newyorkesi e le città limitrofe.

Tale piano fu oggetto di critiche da parte di Mumford, ritenuto incapace di poter determinare uno sviluppo vantaggioso per la metropoli,  perché, secondo lui, il piano per la “Greater New York” non considerava il fatto che le dinamiche urbane delle città mutuano velocemente nel tempo.

 

4 “SKYSCRAPER’S SONG” : HUGH FERRISS

Il paragrafo parla del disegnatore Hugh Ferris, che ebbe il compito di descrivere e rappresentare il Piano Regionale di New York attraverso immagini. I disegni della sua “Metropoli Immaginaria”, rievocano, allo stesso tempo, il pensiero espresso, ad esempio, nell’ innovativo progetto per il Chicago Tribune di Eliel Saarinen, e le idee utopistiche precapitaliste di stampo classicista. Tali disegni mostrano, quindi, una grande città, dove convivono, opere moderne e avveniristiche, e reminescenze Beaux-Arts, senza che si creino discrepanze tra loro.

 

5 RAYMOND HOOD, DAL “TRIBUNE” BUILDING AL PIANO PER “MANHATTAN 1950”

Il quinto paragrafo del libro è dedicato a Raymond Hood, architetto americano, che realizzò progetti, impiegando tipologie costruttive e stilistiche molto diverse tra loro, che comprendevano sia il Gothic-revival, l’ Art Deco, e simboli riferibili al nascente International Style.

Il maggior contributo dato da Hood al mondo dell’ architettura riguarda alcuni dei suoi progetti di grattacieli, tra cui, quello del Daily News Building e del Mc Graw Hill, entrambi realizzati a New York, che rappresentano dei modelli fondamentali nello sviluppo linguistico di queste tipologie di edifici in America.

Questi due grattacieli, spiccano per il verticalismo delle loro facciate, accentuato dal fatto che, al tempo della costruzione, non erano circondati da altri edifici a torre, ma da costruzioni di bassa elevazione, e costituiscono una novità in ambito architettonico e ornamentale, rappresentano, inoltre, tra gli esempi più eleganti di Art Deco, a New York.

Raymond Hood è anche famoso per aver realizzato un piano di sviluppo urbanistico per New York City, denominato “Manhattan 1950”, nel quale si percepiscono gli stessi principi teorizzati da Ferris, prevedeva di realizzare, ad esempio, grandi complessi verticali isolati, ponti sospesi con moduli da adibire a residenze…

 

6 LA VICENDA DEL ROCKEFELLER CENTER

L’ ultimo paragrafo, del saggio, esamina il Rockefeller Center di New York.
Tale progetto, dice Tafuri, pur essendo realizzato su una piccola scala, sintetizza le ipotesi del Regional plan di New York, di Raymond Hood. L’ iniziativa del Rockefeller Center, ha origine nel 1926-27, quando la Metropolitan Opera Company decide di realizzare un nuovo centro culturale, per la città di New York, costituito da un palazzo dell’ Opera, nel distretto di Midtown.
Tale progetto, inoltre, prevedeva la realizzazione di vari edifici, connessi tra loro mediante la creazione di spazi pubblici (piazze, vie pedonali, giardini).

Nel 1929, John D. Rockefeller Junior, si assunse il compito di portare avanti il piano, dopo l’ abbandono, dell’ impresa, da parte della Metropolitan Opera.
Il progetto venne approvato in maniera definitiva solo nel 1935, dopo che nel corso degli anni, subentrarono vari gruppi di architetti.

Il centro era concepito come un polo multifunzionale, dove collocare servizi culturali (Center Theatre, Radio City Music Hall, gallerie d’ arte), aree ricreative (channel gardens e la Plaza centrale), uffici, ecc.

 

7 DALLA CITY ALLA MEGALOPOLIS: IL “GOLDEN TRIANGLE” DI PITTSBURGH E L’ URBANISTICA COME “DISCIPLINA TRASCURABILE”

Il principio economico, applicato  al Rockfeller Center, basato sul massimo sfruttamento speculativo dell’ area immobiliare, viene ben presto emulato, da grandi e piccoli imprenditori, a volte, con risultati poco apprezzabili.

Nella maggioranza delle grandi città americane, che offrono condizioni favorevoli alla realizzazione di grandi operazioni urbanistiche, si realizzano progetti di riqualificazione urbana, che seguono come modello il Rockefeller Center.
I progetti dell’ Urban Renewal, a Philadelphia, e di Battery Park City, a New York, quest’ ultimo un complesso di edifici, destinati a residenze, attività commerciali e finanziarie, ne sono un esempio.

Per quanto riguarda, invece, la riqualificazione urbana di città di medie dimensioni, del nord America, come Pittsburgh, in Pensylvania, sarà fondamentale l’ intervento dell’ amministrazione pubblica, piuttosto che la partecipazione di privati, come per il Rockefeller Center.

L’ intervento urbanistico, da realizzare a Pittsburgh, consisteva nella riqualificazione del centro storico cittadino, (il Golden Triangle), fu bandito nel 1947, e vi parteciparono stimati architetti e urbanisti dell’ epoca, come Frank Lloyd Wright.

 Questo progetto, che non fu mai realizzato, sfrutta la morfologia del luogo (il sito è ubicato alla confluenza di due fiumi) e prevede la collocazione di strutture destinate a servizi vari, quasi come avviene per il Rockefeller Center.
 

 

BIBLIOGRAFIA: Ciucci G., Dal Co F., Manieri Elia M, Tafuri M. – La Città Americana – Editori Laterza, Roma – 1973 Schedatura del saggio “La Montagna Disincantata” M. Tafuri – 122 pag.

 
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